Unicorni che valgono miliardi. Cosa sono e perché in Italia sono così pochi?

“Questa potente creatura equina ha uno scintillante manto bianco e grandi occhi vivaci. Lunghi capelli bianchi e fluenti scendono a formare una criniera e un ciuffo sulla fronte. Un singolo corno color avorio, lungo circa 60 cm, cresce nel centro della sua fronte. Sceglie come dimora vallette aperte o radure nelle foreste, dalle quali escono raramente… pochi sono gli avventurieri che riescono a vederli, vista la rarità di queste creature” - Manuale dei Mostri I, Dungeons and Dragons


Gli unicorni vengono cosi descritti nei vari racconti della narrazione fantasy, eppure questo, al momento, non è l’unico mondo che dominano. Sono presenti anche nel settore delle startup innovative, seppur la loro descrizione discosti leggermente da quella riportata qui sopra. Non si parla più di magiche criniere o splendenti occhi violacei, bensì di società che si sono caratterizzate per il raggiungimento di una capitalizzazione superiore al miliardo di dollari entro un breve periodo dalla costituzione.

Il termine è stato utilizzato per la prima volta nel 2013 da Alileen Lee, la nota Venture Capitalist, che ha scelto di assoggettare la magica creatura a queste imprese, proprio per la loro rarità statistica. Attualmente esistono circa 300 unicorni in tutto il mondo, tra i più recenti e famosi possiamo trovare società come AirBnb, Uber e Deliveroo. Gli Stati Uniti d’America guidano l’avanzata globale di questo segmento, avendo visto nascere entro i propri confini più di 150 unicorni, con una capitalizzazione complessiva di circa 500 miliardi di dollari. Segue la Cina con 85 esemplari per un totale di capitali pari a circa 350 miliardi. Alcune tra le più grandi società odierne rientrerebbero ad oggi nella definizione di unicorni, come ad esempio Alphabet o Facebook. Per lo più si tratta di società operanti nel settore ICT. In questo periodo abbiamo potuto notare come la crescita delle startup fondate negli ultimi 5 anni sia molto più marcata rispetto alle imprese fondate tra il 2000 e il 2013. Il Bel Paese, purtroppo, non può vantare di essere rifugio di queste mitologiche creature, per una serie di motivazioni legate alla difficolta nel reperire i capitali necessari alla crescita post seed/growth delle società. Non è dunque la mancanza di idee o di spirito imprenditoriale, ma si tratta di semplici questioni socio-economiche. Tra le maggiori difficoltà nella raccolta di fondi vi è la scarsa propensione alla cessione di partecipazioni significative a terzi, il che va ad impattare negativamente sull’ingresso di soci ad alta rilevanza all’interno delle newco. In Europa vi sono diverse nazioni con ecosistemi simili, dove, però, la maggiore facilità di reperimento dei capitali, anche dovuta alla più alta propensione al rischio degli investitori del settore, ha reso possibile la nascita di queste creature. Si parla di nazioni come Francia e Inghilterra, che vedono protagonisti del mercato dell’innovazione società ormai affermate nel mercato Europeo, come ad esempio Farfecth, operante nel settore dell’e-commerce di beni di lusso, o BlaBla Car, molto conosciuta per la possibilità di condividere il viaggio in macchina con sconosciuti al fronte di un pagamento che va ad abbassare il costo dello spostamento. E’ per questo che deve essere ritenuto fondamentale il consolidamento culturale dei processi di espansione e di investimento nelle startup italiane, al fine di non rimanere indietro nello scenario globale del mercato innovativo.


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